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PUBBLICATO IL 2° RAPPORTO ISMEA SULL'AGROALIMENTARE ITALIANO AI TEMPI DEL COVID

2° RAPPORTO ISMEA SULL’AGROALIMENTARE ITALIANO AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Il Covid-19 ha investito pesantemente un’economia già indebolita, sia a livello mondiale che italiano: secondo il Fondo monetario internazionale (FMI), il PIL mondiale dovrebbe contrarsi del 3% nel 2020, mentre il PIL italiano diminuirà del 9,1%.

Sul mercato interno l’elemento che agisce più in negativo sulla domanda di generi agroalimentari è stato ed è il blocco del canale Horeca e l’azzeramento dei flussi turistici.

In questa seconda fase, i principali trend sono i seguenti:

  • Il boom del delivery (+160%) la cui crescita è stata limitata non dalla effettiva domanda – che sarebbe stata ben più alta – ma dalla capacità di soddisfarla.
  • La riscossa degli esercizi commerciali di prossimità che hanno organizzato in fretta anche loro la “consegna a domicilio”.
  • Un sostanziale cambio delle preferenze d’acquisto dei consumatori che, una volta preso atto dell’assenza di possibili crisi di approvvigionamento, hanno virato dai prodotti stoccabili agli ingredienti per cucinare (uova, farina, olio, lievito, mozzarella, ecc.): cucinare in casa è diventato così non solo un modo per mangiare bene ma anche per passare il tempo con la famiglia.
  • La parziale rivincita dei vini che, se nella prima fase avevano segnato il passo rispetto ad altri prodotti, nella seconda fase hanno fatto registrare incrementi del 15% su base annua, sebbene l’incremento abbia favorito soprattutto prodotto di gamma media o bassa.

LA DOMANDA AL DETTAGLIO DI PRODOTTI AGROALIMENTARI

Nel secondo mese di restrizioni le vendite al dettaglio di prodotti alimentari confezionati hanno continuato a crescere a doppia cifra rispetto allo scorso anno (+18%) e nel complesso sono cresciute anche rispetto al primo mese di emergenza: +3%. In particolare, i risultati della settimana 5-12 aprile hanno confermato un nuovo slancio della spesa che è cresciuta non solo sull’analoga settimana dello scorso anno, ma anche sulla settimana di Pasqua del 2019.

Con l’eccezione della settimana di Pasqua, si nota un riavvicinamento alla normalità che si traduce in decrementi consistenti dell’intensità di spesa rispetto alle settimane precedenti. Soprattutto al sud si evidenzia chiaramente una certa saturazione delle dispense e, forse, si comincia a far sentire anche la crisi di liquidità di alcune famiglie: la spesa, infatti, pur rimanendo del 18% superiore a quella delle analoghe settimane dello scorso anno, smette di crescere in termini congiunturali (0% rispetto alle quattro settimane iniziali). Il Nord Est manifesta ancora una maggior dinamicità rispetto alle altre aree, con una crescita del 22% sullo stesso periodo del 2019 e del 6% rispetto alle quattro settimane precedenti.

La miglior performance si registra presso i punti vendita di ridotte dimensioni (liberi servizi) dove le vendite sono aumentate del 40% su base annua e del 23% rispetto alle precedenti quattro settimane. Il canale più utilizzato continua comunque a essere il supermercato, con una quota del 44%, un aumento del 27% su base annua e di ulteriori 6 punti percentuali rispetto al periodo appena precedente.

Con la popolazione esortata a limitare le uscite e le lunghe code all’ingresso dei supermercati, molte famiglie si sono orientate al delivery, con un vero e proprio boom dell’e-commerce che nelle ultime settimane ha segnato il +160% su base annua.

Si conferma la dinamicità del segmento delle uova, che rimane quello che cresce di più, con un aumento del 57% in valore e del 46% in volume rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. Al contrario, sotto la media ma con segnali di buona ripresa resta quello dei vini e spumanti, che cresce su base annua del 15%, con un recupero rispetto al primo mese di emergenza del 13%. Tra i derivati dei cereali sono ancora in crescita le vendite di farina, che dopo aver toccato punte del +213% in volume rispetto allo scorso anno, fanno segnare nel periodo analizzato una crescita dei volumi venduti del 150%.

Nel comparto lattiero caseario la crescita delle vendite rispetto allo scorso anno è sostenuta da latte Uht (+19% i volumi) e da mozzarelle (+49% i volumi nelle quattro settimane). In tenuta i consumi di yogurt (+5%), in netta flessione quelli di latte fresco (-7% i volumi).
Nell’ortofrutta si confermano le vendite di prodotti a più lunga conservabilità, quali patate e carote (rispettivamente +51% e +37% i volumi su base annua); tra la frutta forte orientamento verso arance e mele (+43% e +42% i volumi). Per quanto riguarda i salumi si sono registrati incrementi delle vendite per tutti gli affettati confezionati: +23% i prosciutti crudi e cotti.

FOCUS SETTORI

Filiera ortofrutticola. Permane il problema legato alla disponibilità di lavoratori per le operazioni di raccolta e lavorazione degli ortaggi e della frutta. Viceversa, sembrerebbero essersi attenuate nelle ultime settimane le difficoltà legate alla logistica, sebbene in alcuni casi si riscontrino ancora rallentamenti nel trasporto su gomma a causa dell’indisponibilità di qualche vettore. A queste si è aggiunta la difficoltà da parte della filiera di gestire la maggiore richiesta della grande distribuzione di prodotti ortofrutticoli confezionati. In termini generali, anche tra la seconda metà di marzo e la prima metà di aprile, la domanda di prodotti ortofrutticoli da parte della grande distribuzione si è confermata sostenuta e superiore alla media. Interes-sante è anche l’aumento della domanda da parte della grande distribuzione estera, soprattutto Germania, Belgio, Svizzera, Austria e Polonia.

Filiera lattiero casearia. Per quanto riguarda il mercato nazionale, le restrizioni dovute all’emergenza Covid-19 hanno accelerato la flessione dei prezzi dei formaggi grana, con variazioni negative a due cifre rispetto all’anno scorso (nel periodo gennaio-aprile 2020, -20% per il Parmigiano Reggiano e -10%. per il Grana Padano). Per ciò che riguarda la corsa all’accaparramento di prodotti alimentari da parte delle famiglie italiane che ha incrementato le vendite di lattiero caseari presso la GDO (+27% rispetto all’anno precedente), non è stata purtroppo in grado, di compensare la chiusura dei canali Horeca.

Filiera suinicola. Il mercato suinicolo italiano sta affrontando un progressivo indebolimento dei prezzi all’origine dei suini pesanti destinati alle produzioni tipiche soprattutto a causa della chiusura del canale Horeca che sta determinando una forte riduzione della domanda dei principali prodotti della filiera. Oltre alla contrazione della domanda, la riduzione dei prezzi dei capi vivi è dovuta anche ad un eccesso di offerta, conseguente al rallentamento del ritmo di lavorazione degli impianti di macellazione e dell’industria di trasformazione. L’industria di trasformazione, inoltre, paga le criticità nei rapporti commerciali con l’estero, dovute alle difficoltà logistiche e i lockdown dei principali Paesi importatori, quali Germania e Francia. Per i prezzi all’origine, si conferma anche nel mese di aprile l’andamento al ribasso del mercato suinicolo italiano osservato dagli inizi di marzo.

Filiera vino. La chiusura dell’Horeca (sia nazionale che estera) continua a rappresentare la principale criticità per il settore. Nelle ultime settimane, con l’aggravarsi della pandemia e il rallentamento della domanda dei tradizionali paesi clienti, come gli Usa, anche l’export ha cominciato a subire contraccolpi e le uscite dalle cantine hanno registrato una frenata impor-tante. Nelle ultime due settimane di marzo, secondo i dati MIPAAF-ICQ-RF, le uscite hanno superato i due milioni di ettolitri, mentre nelle due settimane successive il volume è stato di 1,3 milioni di ettolitri. Si tratta di una contrazione di circa il 35% dei flussi che fotografa tuttavia la contingente situazione peggiore nell’epicentro della crisi.

Filiera olio. Le grandi aziende, peraltro, soprattutto quelle che forniscono la GDO stanno lavorando a pieno ritmo grazie all’aumento dei consumi domestici e alla ritrovata vocazione culinaria degli italiani. Diametralmente opposta la situazione delle piccole e medie aziende che non hanno rapporti commerciali con la GDO e che hanno visto azzerati gli ordini da parte dell’Horeca, nazionale in primo luogo. Da non sottovalutare neanche la mancanza di domanda derivante dall’indotto del turismo.

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