BIOMETANO AGRICOLO E PROJECT FINANCE: UN MODELLO CHE FUNZIONA
L’operazione Humina 3 a San Severo (FG) è un esempio concreto di come il project finance possa sostenere la transizione energetica nei territori rurali, con risultati solidi per tutti gli attori coinvolti.
UniCredit ha finanziato la costruzione di un impianto di biometano da 22,8 milioni di euro che trasforma reflui zootecnici e residui agricoli in energia rinnovabile. Al centro del progetto, una filiera corta: le imprese agricole locali forniscono le matrici organiche, l’impianto le valorizza, il territorio ne beneficia in termini economici e ambientali.
La Due Diligence è stata svolta dal Team Bioenergie di BIT, che ne ha valutato tra gli altri, tutti gli aspetti tecnici, autorizzativi, contrattualistici, biologici, DNSH e di approvvigionamento.
Perché questa best practice può essere rilevante per le BCC?
Il comparto agricolo e zootecnico rappresenta per molte banche di credito cooperativo il cuore del proprio portafoglio clienti. Operazioni come Humina 3 mostrano che queste imprese, spesso viste come clienti tradizionali, possono diventare protagoniste di progetti di finanza strutturata con ricavi stabili e garantiti dagli incentivi sul biometano agricolo.
I numeri inquadrano la portata del fenomeno: in Italia ci sono 398 impianti a biometano in cantiere, per 1,3 miliardi di metri cubi annui di produzione attesa, di cui 90 già operativi. Il target PNIEC al 2030 è 5,7 miliardi di metri cubi. Un potenziale largamente inespresso, concentrato proprio nei territori dove le BCC sono più radicate.
La materia è oggettivamente complessa: autorizzazioni, contratti di fornitura delle matrici organiche, incentivi GSE, verifica tecnica dell’impianto, struttura dei ricavi, bankability. Competenze che richiedono anni di specializzazione e che non è necessario sviluppare internamente. Quello che le BCC hanno e i grandi istituti non possono replicare è qualcosa di più difficile da costruire: la relazione con il cliente, la conoscenza del territorio, la fiducia costruita nel tempo.
Il modello esiste: la banca di territorio presidia la relazione e accompagna il cliente, l’advisor tecnico specializzato valuta la bancabilità dell’operazione, ne verifica gli aspetti autorizzativi e contrattuali, e supporta la strutturazione fino al closing. Una divisione del lavoro che permette alle BCC di restare protagoniste anche su operazioni che, da sole, potrebbero far fatica a seguire.
BIT lavora esattamente in questo spazio: a fianco delle banche che vogliono accompagnare i propri clienti su operazioni complesse, portando la competenza tecnica che trasforma un progetto in un’operazione bancabile.




