L’approvazione del decreto-legge Energia-Bollette continua a slittare. Annunciato già prima dell’estate scorsa, il provvedimento non è ancora approdato in Consiglio dei ministri e, secondo quanto dichiarato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, l’esame è atteso genericamente “nelle prossime settimane”.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, punta a portare il decreto in Cdm entro la fine di gennaio, ma restano irrisolti alcuni nodi centrali, in particolare le misure di sostegno alle piccole e medie imprese e le relative coperture finanziarie. Sarebbe infatti tramontata l’ipotesi di cartolarizzazione degli oneri di sistema, ritenuta troppo onerosa dal Mef e potenzialmente esposta a rilievi europei sugli aiuti di Stato.
Il resto del decreto risulta in larga parte definito: interventi sullo spread tra il prezzo del gas in Italia e il Ttf di Amsterdam, misure contro la “saturazione virtuale della rete”, rafforzamento del bonus energetico per le famiglie (Isee fino a 15.000 euro, o 20.000 con almeno quattro figli) e strumenti per ridurre il peso delle bollette, particolarmente elevato in Italia rispetto agli altri Paesi europei. Nei primi undici mesi del 2025 il prezzo medio dell’energia elettrica in Italia sarebbe stato pari a 116 €/MWh, contro gli 89 €/MWh in Germania, i 65 €/MWh in Spagna e i 61 €/MWh in Francia. La povertà energetica avrebbe raggiunto 2,4 milioni di famiglie (9,1% del totale).
Dalla cartolarizzazione allo spalma-incentivi
Nel nuovo contesto emerge un’ipotesi alternativa, molto più controversa: l’introduzione di uno spalma-incentivi obbligatorio sul fotovoltaico. Secondo una bozza circolata tra gli operatori, per gli impianti FV di potenza superiore a 20 kW che beneficiano dei Conti Energia I, II, III e IV, la tariffa premio verrebbe dimezzata nel biennio 2026-2027. Le somme non erogate sarebbero poi restituite a partire dal 2028, con interessi, in dieci anni tramite il Gse.
Il taglio temporaneo consentirebbe di recuperare circa 2,5 miliardi di euro l’anno, ma solleva forti preoccupazioni per l’impatto economico sugli operatori e, soprattutto, per il segnale negativo in termini di stabilità e affidabilità del quadro regolatorio.
Questa impostazione si discosta nettamente dalla bozza di dicembre, che prevedeva un’uscita volontaria dal Conto Energia, legata a interventi di rifacimento e repowering, senza interventi coattivi sugli incentivi esistenti. Il testo di dicembre includeva inoltre misure a favore di consumatori vulnerabili e Pmi, il rafforzamento dei Ppa, interventi su gas e biomasse e una revisione delle regole di connessione alla rete.
Regolazione, carbone e prospettive
Rispondendo a interrogazioni parlamentari, il ministro Pichetto Fratin ha ribadito l’intenzione di introdurre strumenti per ridurre nel breve termine il costo delle bollette e, parallelamente, misure strutturali per favorire l’accesso alle rinnovabili e il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica da quello del gas. Tuttavia, restano vaghe sia le tempistiche sia le modalità operative.
Sul fronte del carbone, viene confermato il phase-out entro il 31 dicembre 2025 sul continente. Le centrali di Brindisi e Civitavecchia resteranno però in “riserva fredda” per motivi di sicurezza energetica, pur non essendo attualmente operative.
Il Dl Energia-Bollette resta quindi bloccato soprattutto sul nodo delle coperture finanziarie. L’eventuale passaggio a uno spalma-incentivi obbligatorio sul fotovoltaico segnerebbe una svolta rilevante e potenzialmente destabilizzante per il settore, proprio mentre le rinnovabili sono chiamate a sostenere investimenti cruciali per il raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici al 2030.




